
L’insieme di tutte le procedure messe in atto per diminuire nell’ambiente i rischi e l’impatto delle infezioni associati ad agenti patogeni di origine virale, batterica e fungina è chiamato con il termine di biosicurezza.
La biosicurezza si fonda dunque su una condotta comportamentale che persegue la ricerca delle competenze e delle conoscenze necessarie a ridurre al minimo i rischi del personale di laboratorio e di chi ne viene a contatto, durante lo svolgimento delle proprie attività.
Questa tematica è studiata ed affrontata sul campo nei laboratori di biosicurezza dove si manipolano e si progettano dei sistemi di contenimento di patogeni potenzialmente pericolosi.
Esistono quattro laboratori di biocontenimento: i primi due tipi sono laboratori di base (Biosicurezza 1 e 2), il terzo tipo è di contenimento (Biosicurezza 3), mentre il quarto tipo è di massimo contenimento (Biosicurezza 4).
Il primo livello è quello adatto per le attività che coinvolgono agenti ben caratterizzati e noti per non causare malattie negli esseri umani adulti sani e con un potenziale di pericolo minimo per il personale di laboratorio e per l’ambiente (CDC, 1997).
Le procedure di decontaminazione per questo livello sono simili per molti aspetti alle comuni precauzioni contro i microrganismi di tutti i giorni (ad esempio lavarsi le mani con sapone antibatterico, lavare tutte le superfici esposte del laboratorio con disinfettanti, etc).
Il personale di laboratorio ha una formazione specifica nelle procedure condotte in laboratorio e sono sorvegliati da uno scienziato con formazione generale in microbiologia o una scienza correlata.
Il secondo livello è simile al primo ed è adatto per le attività che implicano l’impiego di agenti patogeni di potenziale pericolo moderato per il personale e per l’ambiente.
Comprende vari batteri e virus che causano solo lievi patologie negli esseri umani, l’epatite A, B e C, il morbillo e la salmonella.
Le attività di ricerca (tra cui co-coltivazione, studi di replicazione del virus o le manipolazioni che coinvolgono virus concentrati) possono essere svolte in una struttura BSL-2 (P2), utilizzando pratiche e le procedure tipiche del livello BSL-3.
Il terzo livello è applicabile per installazioni di ricerche cliniche, diagnostiche, di insegnamento, di ricerca e di produzione nelle quali si impiegano agenti di produzione locale o provenienti dall’esterno che sono in grado di causare patologie serie o potenzialmente letali dopo l’inalazione.
Sono compresi vari batteri, parassiti e virus che possono causare malattie serie o mortali negli umani ma per le quali esistono cure quali la Francisella tularensis, Tuberculosis, Chlamydia psittaci, Yersinia pestis e SARS-CoV-2.
Questo livello è necessario per lavorare con agenti pericolosi ed esotici che presentano un elevato rischio di trasmissione di infezioni in laboratorio per via aerea, con agenti che causano gravi malattie mortali in esseri umani per le quali non sono disponibili vaccini o altri trattamenti, come ad esempio Ebola, febbre emorragica Congo-Crimea e varie altre patologie emorragiche.
Quando si tratta di rischi biologici a questo livello l’uso di un tuta personale a pressione positiva, con una fornitura di aria separata è obbligatoria.
L’entrata e l’uscita di un laboratorio biologico di livello quattro prevederà docce, una camera a vuoto, una camera con luce ultravioletta e altre misure di sicurezza volte a distruggere tutte le tracce del rischio biologico. Vengono impiegati varchi di accesso a tenuta stagna e sigillabili, protetti elettronicamente per evitare che entrambe le porte vengano aperte contemporaneamente.
Uno dei settori in cui la questione in parola viene maggiormente in rilievo è quello alimentare e degli allevamenti.

